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2004 – Il Banchetto degli Sfamati – installazione avente un diametro ipotetico 300 cm

Foto Allestimento Fabbrica del Vapore

RADIO MILANO 1  88,7 : Abbiamo intervistato Chiara Pellegrini , gli abbiamo chiesto da cosa parte questo lavoro ? cosa troviamo in questa mostra?

Questo lavoro parte da una mia ricerca espressiva in cui affronto la matericità e la fisicità della scultura in un ambiente circolare utilizzando la fotografia come supporto bidimensionale. Questo spazio circolare è definito da 12 foto di maschere indossate disposte l’una di fronte all’altra come su di un orologio ingrandito, intervallato da degli spazi vuoti da cui si accede; al centro c’è un tavolo.

Spiegaci da dove nasce l’idea del banchetto degli sfamati?

Questo lavoro nasce dalla curiosità di capire cosa ci fa muovere; da che cosa siamo sfamati e di che cosa siamo sazi.

Lo immagino come un combattimento da cui siamo circondati; . Esistono lotte nel sud italia che assomigliano a danze, in cui ci si tocca, ci si sfiora con la punta delle dita e si sorride

il cerchio diventa quindi un  luogo di incontro e scontro.

Le maschere in lattice vengono indossate come una seconda pelle: rappresentazione dell’identità che si modifica in relazione al cambiamento dei bisogni.

Tempo fa un’amica mi ha cantato una canzone di Gilberto Gill; il testo raccontava della comparsa in questo villaggio di un misterioso essere per metà sfinge e per metà mostro, questa presenza scatenò una guerra furibonda tra chi decise di venerare la divinità e chi voleva uccidere il mostro. Con questo voglio dire che spesso ci si riduce ad avere una visione frontale delle cose senza riuscire a conquistarsi degli altri punti di vista. Mi auspico che la società generi sempre meno mostri da combattere o idoli da adorare, che si trovi un altro modo per relazionarsi e raccontarsi.

Con questo cosa intendi…

Intendo dire che siamo pieni di mostri, la nostra società ne è fucina: dall’invasione delle cavallette, alle api killer …prima o poi verremo invasi dagli alieni.

Ai mostri vengono contrapposti gli idoli. Proveniamo dal secolo delle grandi ideologie che hanno lasciato il posto alla “bonaria” democrazia, idolo di chi in suo nome vuole assicurarsi il controllo sul mondo.

Io propongo di rileggere questo misterioso essere per metà sfinge e per metà mostro auspicando che non ci siano più ne mostri da combattere ne idoli da adorare. Emerge quindi la curiosità di capire cosa ci fa muovere ; di quali idoli e ideologie… cavallette api alieni ci nutriamo.

Foto Allestimento Orto di via Siderno

“IL BANCHETTO DEGLI SFAMATI”

QUANDO SI ARRIVA A POSSEDERE O APPARTENERE TOTALMENTE

A QUALCOSA O A QUALCUNO, QUESTO SCOMPARE

I DENTI MASTICANO RICORDI SENZA MEMORIA

COSA RIMANE DELLIDEALE NEL COMBATTIMENTO?

A QUALE RAZZATRIBÙ APPARTIENI? IN NOME DI CHE COSA?

E’ COME SE OGNI TESTA AVESSE UN SUO POSTO, UN SUOCAPPIO”,

BLOCCATA DA UN PUNTO DI VISTA DAL QUALE

OSSERVA

RITUALITÀ

RITMICITÀ

ESISTONO MASCHERE IN AFRICA CHE SEGNANO, SIMBOLEGGIANO MOMENTI DELLA VITA E DELLA MORTE

ESISTONO LOTTE, NEL SUD ITALIA, CHE ASSOMIGLIANO A DANZE, DOVE CI SI TOCCA

CI SI SFIORA CON LA PUNTA DELLE DITA

E SI SORRIDE.

SCONTRO INCONTRO DI SGUARDI E DI BOCCHE.

IL GIOCO NASCE DA UNA PARTITA A SCACCHI

LE PEDINE LENTAMENTE VENGONO MANGIATE.

LA BOCCA INGOIA VORACEMENTE LAVVERSARIO,

GLI OCCHI PREVEDONO MOSSE, STUDIANO LA STRATEGIA

IMMAGINI VIRTUALI INTERROMPONO LA FISICITÀ DEL DUELLO

RENDENDO LO SCIBILE

POSSIBILE.

Il banchetto degli sfamati nasce dalla curiosità di capire cosa ci fa “muovere”, da che cosa siamo sfamati e di che cosa siamo sazi.

Questo lavoro si vuole occupare della ricerca di un’identità, nella sua dimensione soggettiva e collettiva, in relazione al cambiamento dei bisogni da cui  è determinata.

E’ come se vivessimo in una condizione permanente di un processo produttivo esteso non più solo al lavoro ma, al vivere.

In “L’azienda totale”, Renato Curcio “mette allo specchio” due situazioni,  una reale e una ipotetica: il racconto di Antonio Tamasich (1998) dal suo diario 1909 scritto nel manicomio di Trieste, dove, la presenza del Primario alla distribuzione del pranzo, ha comportato il ritiro da parte degli infermieri di tutti i degenti meno i privilegiati.

Scrive Curcio: “Qui come nella mensa della nostra azienda immaginaria,lo spazio è sottomesso a un codice simbolico che spartisce gli utenti in due categorie contrapposte: gli “ammaestrati” e i “non presentabili”. Ma se nel manicomio era in gioco del cibo (“i loro fidi ricevettero quattro pezzi di kolasch, ma io ne ricevetti solo due”), nella mensa aziendale il cibo svanisce per lasciare posto all’immagine. In questa mensa, si direbbe, non ci si va per mangiare ma per sfoggiare”.

Ciò che viene “sfoggiato”, nel lavoro in questione, sono delle maschere in lattice, indossate come una seconda pelle, fotografate, poste circolarmente l’una di fronte all’altra, “libere di guardarsi e di mangiare chiunque le si trovi di fronte”.

“… E’ dato che a ogni tipo di maschera si ricollegano miti che tendono a spiegarne l’origine leggendaria e sovrannaturale e a dare un fondamento alla funzione della maschera, nel rituale, nell’economia, nella società…” (Claude Levi-Strauss)

Questa funzione, rivista all’oggi, sembra acquistare significato solo se considerata come una rinuncia della propria immagine, della propria identità (rappresentata attraverso il filtro bidimensionale della fotografia).

Con il “banchetto degli sfamati” mi piacerebbe evidenziare sia la relazione con il cibo, come bisogno primario (soddisfatto?) o simbolo di altri bisogni, sia la relazione con “l’avventore”, che ritrovandosi a camminare su delle “linee di forza” in un sistema vettoriale potrà trasformarsi in punto, linea o segmento… darsi e dare una direzione o un’interruzione… sfamarsi.

Chiara Pellegrini

RINGRAZIO

LASSOCIAZIONE POL!FEMO

IN PARTICOLARE ITALO PERNA PER AVER COLLABORATO AL PROGETTO

federico ambrosi, valentina de marchi, marina de meo per il loro aiuto

E TUTTI QUELLI CHE MASCHERATI E NON

HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTO LAVORO

UN RINGRAZIAMENTO SPECIALE AD ANDREA,

PERCHEI PENSIERI, COME I SOGNI, PER ESSERE RICORDATI, COMPRESI, TRASFORMARSI IN ALTRO, HANNO BISOGNO DI ESSERE RACCONTATI ED ASCOLTATI

The art and the senses
Every means has its limits:
the music is blind,
the painting is silent
the paralytic sculpture

chiarapelle@gmail.com || 333 00 00 333
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